Il ciclone Deborah bussa a marzo. La GCA è già sveglia
C’è qualcosa di straniante nel guardare fuori dalla finestra il 26 marzo e ritrovare un cielo pesante, più da gennaio che da primavera. È quello che è successo stamattina a Marina di Ravenna.
La sera prima, sulla chat del gruppo volontari GCA, il quadro era già definito: su richiesta del Comune di Ravenna, la sala radio nella sede di Protezione Civile di Marina sarebbe rimasta aperta dall’alba. Piraccini e Baroncelli erano i primi, operativi dalle 7. Con loro, un volontario di Bizantina ODV per monitorare la costa. Nel corso della giornata si sono avvicendati Nucci, Raulli e Gentilini, fino alla chiusura alle 16. Una squadra che non aveva bisogno di aspettare gli ordini.
Il motivo aveva un nome tecnico preciso: allerta meteo-idrogeologica n. 033/2026, emessa da ARPAE il 25 marzo. Codice arancione per vento e stato del mare su tutta la fascia costiera dell’Emilia-Romagna. L’intera regione era in allerta: il litorale ravennate era uno dei fronti più esposti, con un rischio concreto di ingressione marina. Un bollettino essenziale, ma inequivocabile. Fuori, intanto, gli alberi avevano già le gemme.
Deborah — nome assegnato dall’Aeronautica Militare — è una perturbazione che prende forma rapidamente: un vortice profondo sull’Adriatico, alimentato dall’aria polare in contrasto con il tepore del Mediterraneo. Temperature in calo di 10-12 gradi, raffiche oltre i 100 km/h, mare agitato. Fine marzo con un ritorno netto d’inverno.
La sala radio — inaugurata lo scorso novembre, concessa dal Comune alla GCA per le emergenze costiere — ha risposto come deve: silenziosa, attenta, presente.
Nessun intervento eclatante. Ed è un buon segno. In una giornata di fine marzo che aveva il volto dell’inverno, esserci era già la risposta.



